Notizie

Crisi del petrolio nelle compagnie aeree: pagheremo di più per volare nel 2026?

Viaggiare in aereo quest’estate potrebbe costare più del previsto. Il motivo non è uno sciopero né una nuova tassa, ma l’aumento del prezzo del petrolio.

Scritto da Júlia S.

Aggiornato: Mag 06, 2026
Stretto di Hormuz visto dall’alto come simbolo della crisi del petrolio che può influenzare i prezzi dei voli
Divulgazione pubblicitaria
Roami è stata fondata per essere una risorsa affidabile per i viaggiatori che necessitano di soluzioni internet affidabili all'estero. Il nostro team, composto da appassionati viaggiatori, fornisce recensioni e indicazioni complete su schede SIM dati, eSIM, dispositivi WiFi tascabili e app WiFi gratuite, basandosi sull'utilizzo in prima persona durante i nostri viaggi.

Se stai pianificando un viaggio per quest’estate, volare potrebbe costarti più di quanto immaginavi. Non si tratta di una nuova tassa né di uno sciopero: il problema è il prezzo del cherosene, il carburante utilizzato dagli aerei, che nelle ultime settimane è aumentato bruscamente.

Dietro questo aumento c’è il conflitto tra Stati Uniti e Iran, attivo dalla fine di febbraio, che ha finito per provocare il blocco dello stretto di Hormuz, una delle rotte chiave attraverso cui transita una grande parte del petrolio mondiale. Il risultato? Il prezzo del carburante è schizzato verso l’alto e le compagnie aeree stanno già iniziando ad adeguare le proprie operazioni.

Meno voli, costi più alti e una domanda sospesa nell’aria: finiremo per pagare di più per volare?

Il blocco dello stretto di Hormuz: cosa sta succedendo esattamente?

Per capire il problema, bisogna guardare la mappa. Lo stretto di Hormuz è uno dei punti chiave del commercio mondiale di petrolio. Prima del conflitto, da lì passavano ogni giorno circa 20 milioni di barili, quasi il 20% dell’approvvigionamento globale. Un quinto del totale. Mica poco.

Il 13 aprile, gli Stati Uniti hanno iniziato a bloccare il traffico marittimo verso i porti iraniani. L’Iran ha risposto limitando il passaggio nello stretto, riducendo di fatto il flusso di petrolio in una delle aree più sensibili del pianeta. L’impatto è stato quasi immediato: il barile di Brent ha superato i 102 dollari, mentre il greggio statunitense ha raggiunto i 104 dollari, livelli che non si vedevano dalla guerra tra Russia e Ucraina.

Sebbene il 7 aprile sia stato concordato un cessate il fuoco temporaneo di due settimane, le tensioni - e soprattutto i dubbi sulla sua reale applicazione - hanno impedito una completa normalizzazione del traffico. Traduzione rapida: il petrolio resta caro.

Come tutto questo incide sulle compagnie aeree e sui tuoi voli

Se nei prossimi mesi, cercando un volo, troverai meno opzioni o noterai prezzi più alti senza un motivo evidente, probabilmente c’entra proprio questa situazione.

Il problema è semplice: il cherosene è uno dei costi principali per una compagnia aerea. Quando aumenta, tutto l’equilibrio inizia a vacillare. E sta già succedendo. Secondo i dati di Cirium Aviation Analytics, 19 delle 20 maggiori compagnie aeree al mondo hanno ridotto la loro capacità per maggio del 3% rispetto all’anno scorso, misurata in posti disponibili per chilometro. L’unica eccezione è stata Turkish Airlines.

A questo si aggiunge un altro problema: la chiusura parziale dello spazio aereo in alcune zone del Medio Oriente, che obbliga a deviare le rotte, allungare i voli e consumare ancora più carburante. Qualcosa che, inevitabilmente, finisce per riguardare anche noi viaggiatori - e il nostro portafoglio.

Le compagnie low cost: le più esposte

Se c’è un modello che soffre in modo particolare questo tipo di crisi, è quello delle compagnie a basso costo. La scorsa settimana, il controverso amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, ha rotto il tabù attorno a questo problema e lo ha riassunto con chiarezza:

«Se quest’estate il carburante resterà a 150 dollari al barile, ci saranno fallimenti».

E il primo è già arrivato. Spirit Airlines, negli Stati Uniti, ha dichiarato fallimento dopo aver tagliato oltre il 50% della propria capacità, in un contesto di costi fuori controllo. Anche in Europa l’impatto inizia a farsi sentire.

  • Lufthansa ha annunciato la riduzione di 20.000 voli fino a ottobre e la sospensione della sua controllata low cost CityLine, con l’obiettivo di risparmiare 40.000 tonnellate di carburante.
  • Altre compagnie, come Air Baltic, hanno dovuto ricorrere a finanziamenti pubblici per mantenere la propria operatività.

Si avvicina un’ondata di fallimenti?

Non necessariamente. Anche se il contesto è teso, alcuni esperti ridimensionano lo scenario più drammatico. Secondo Pol Pérez i Martínez, specialista del settore aeronautico e della difesa, molte grandi compagnie low cost europee dispongono di coperture sul carburante che permettono loro di attenuare l’impatto nel breve periodo.

Ryanair, per esempio, ha coperto circa l’80% del carburante, mentre easyJet è intorno al 70%, il che dà loro un certo margine di resistenza. Inoltre, queste compagnie dispongono di liquidità e dimensioni sufficienti per assorbire il colpo, almeno nel breve e medio termine.

Il rischio maggiore si concentra sulle compagnie più piccole o con strutture finanziarie più fragili. Come avverte l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), quelle con basse coperture sul carburante, alti livelli di debito e margini ridotti potrebbero effettivamente trovarsi ad affrontare processi di ristrutturazione se il conflitto dovesse prolungarsi.

E in Italia? Per ora nessun allarme, ma il settore resta sotto pressione

Per il momento non ci sono segnali di un blocco improvviso dei voli per chi parte dall’Italia. Il rischio più concreto, almeno nel breve periodo, riguarda piuttosto biglietti più cari, meno disponibilità su alcune tratte e possibili modifiche ai collegamenti operati dalle compagnie europee.

Il mercato italiano dipende molto sia dai vettori nazionali sia dalle compagnie low cost e dai grandi gruppi europei che collegano gli aeroporti italiani con il resto del continente. Se il costo del cherosene resta alto, l’effetto potrebbe farsi sentire soprattutto sulle rotte più sensibili ai margini: voli stagionali, collegamenti secondari e tratte dove la domanda non basta a compensare l’aumento dei costi.

Per chi viaggia dall’Italia, quindi, non significa necessariamente dover rinunciare alle vacanze. Significa però che conviene muoversi con un po’ più di anticipo, confrontare aeroporti alternativi e non dare per scontato che le tariffe low cost restino sempre basse fino all’ultimo momento

Dallo stretto di Hormuz al tuo volo: l’effetto domino

L’aspetto interessante di tutto questo è che non siamo davanti a una crisi isolata, ma a un effetto domino piuttosto chiaro - e sempre più frequente: un conflitto geopolitico porta a un blocco energetico, questo fa salire il prezzo del petrolio, rende più caro il cherosene e finisce per costringere le compagnie aeree ad adeguare le proprie operazioni.

Ed è qui che entra in scena il viaggiatore, che osserva tutto questo da casa, a migliaia di chilometri dal conflitto. Perché qualcosa che accade in uno stretto di cui probabilmente fino a poco fa non avevi mai sentito parlare può finire per influenzare direttamente il tuo prossimo volo per Roma o quella settimana di vacanza che hai già in mente.

Per ora non ci sono cancellazioni di massa né un collasso del settore. Ma ci sono segnali chiari di tensione: meno voli, costi più alti e compagnie aeree che adattano le proprie strategie. Se il conflitto si prolunga, è molto probabile che quell’impatto finisca per arrivare al portafoglio dei viaggiatori. Perché, come spesso accade, quando il carburante aumenta, raramente porta con sé buone notizie.

[cbp_banner_lateral]
[cbp_banner_popup]

Viaggiatrice instancabile, amante dei mercati di strada e convinta sostenitrice di una buona copertura in qualunque angolo del pianeta. Ha vissuto in Nepal, ha viaggiato da sola in fuoristrada attraverso l’Islanda e ha assaggiato piatti locali in Thailandia, Italia, Turchia, Irlanda e Sri Lanka. Viaggia sempre con una eSIM. Ha scritto di viaggi per testate come Lonely Planet. Oggi, su MyRoami, scrive i contenuti che avrebbe voluto leggere prima di ogni partenza.

[cbp_banner_lateral]
Le migliori offerte eSIM
Noi abbiamo fatto il lavoro, voi dovete solo cliccare.
Best eSIM offers
We did the work, you just click.
Check Arrow
Best eSIM offers
We did the work, you just click.
Check Arrow
Join Our Newsletter — we’ll send you a nice letter once per week. No spam.

    By signing up, you agree to receive marketing emails from Roami. For more details, check out our Privacy Policy.
    cross
    roaming icon
    Privacy Overview

    This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.