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Sognare è gratis: è possibile un mondo senza roaming?

Internet ha globalizzato il mondo, ma le telecomunicazioni restano ancora organizzate soprattutto su base nazionale. Che cosa dovrebbe cambiare perché il roaming gratuito diventasse possibile in tutto il mondo?

Aggiornato: Mag 25, 2026

La nostra scelta: Holafly

Durante i nostri test sul campo, Holafly si è dimostrata eccellente sotto ogni aspetto, vediamone alcuni: per quanto riguarda la connessione, possiamo constatare che è veloce e affidabile, capace di gestire videochiamate e streaming anche in zone remote. Il procedimento d’installazione è semplice e veloce, in meno di cinque minuti ti rispondono operatori reali, quindi non solo un’assistenza chatbot, che la maggior parte degli operatori dispongono. Inoltre l’assistenza è rapidissima e competente. Holafly è una eSIM semplice, affidabile e ben supportata dai telefoni di nuova generazione - è il metodo di connessione che consigliamo per coloro che vogliono viaggiare sicuri e connessi nel 2026.

Siamo nel 2026. Viviamo in un mondo in cui è possibile inviare un messaggio da Barcellona a qualcuno che si trova a Kuala Lumpur e chattare in tempo reale. La conversazione attraversa mezzo pianeta in pochi secondi. Ma se tu e il tuo smartphone percorrete fisicamente quella stessa distanza, quella conversazione può arrivare a costarti quasi quanto il biglietto aereo. Sembra un’esagerazione? Passa due settimane in Malesia usando Internet come se nulla fosse, poi ne riparliamo…

Se la tecnologia è ormai pronta per quasi tutto, persino per collegare qualsiasi punto del pianeta, perché il roaming continua a essere così caro? E perché sembra essere stato davvero tenuto sotto controllo solo all’interno dell’Unione Europea?

Cosa succede quando superiamo quei confini?

Prima di tutto: che cos’è esattamente il roaming?

Per dirla in modo semplice, il roaming entra in gioco quando il tuo smartphone si collega alla rete di un altro operatore perché ti trovi fuori dal Paese in cui hai attivato la tua tariffa.

Il tuo operatore non ha antenne in quel territorio. Quindi, quando attraversi il confine, il telefono usa temporaneamente l’infrastruttura di un operatore locale, così puoi continuare a chiamare, inviare messaggi o usare i dati mobili.

In realtà, si tratta di una sorta di accordo tra reti. Il tuo operatore chiede a un operatore estero di consentire a uno dei suoi clienti di usare la propria infrastruttura. L’operatore accetta, ma… sorpresa! Non gratis. Ogni megabyte, chiamata o messaggio genera un costo all’ingrosso che la tua compagnia deve pagare all’operatore che mette a disposizione la rete.

In più, il sistema è molto più complesso di quanto sembri a prima vista. Molti operatori mantengono centinaia di accordi bilaterali di roaming con compagnie di altri Paesi, e circa il 65% di loro continua a dipendere da questi accordi diretti per gestire il servizio.

Quando il roaming è diventato gratuito nell’UE

Non è passato poi così tanto tempo da quando più di un viaggiatore rischiava un piccolo infarto tornando a casa e aprendo la bolletta del telefono. Per anni, il roaming è stato protagonista dei cosiddetti bill shock: fatture inattese da migliaia di euro per l’uso dei dati all’estero. Nel 2018, per esempio, una sfortunata turista britannica ricevette una fattura di circa 4.000 euro dopo aver usato il roaming durante un viaggio in Kosovo.

Per fortuna, nel 2017 è cambiato tutto. Quell’anno, l’Unione Europea ha riscritto le regole del gioco con una misura semplice: Roam Like At Home. In pratica, questo significa che i cittadini europei, quando si trovano in qualsiasi Paese dell’UE, possono:

  • effettuare chiamate allo stesso prezzo previsto nel proprio Paese
  • inviare SMS senza costi aggiuntivi
  • usare i dati mobili inclusi nella propria tariffa

Attenzione però: questo non significa che il roaming sia davvero gratuito. Gli operatori continuano a pagarsi tra loro per l’uso delle reti, e questi prezzi sono noti come tariffe di roaming all’ingrosso. Nell’UE sono regolati da Bruxelles, con limiti massimi e norme di utilizzo corretto.

L’UE non è stato l’unico esperimento…

L’idea del roaming regionale non si è fermata all’Europa. Negli ultimi anni, diversi blocchi economici hanno provato a replicare il modello europeo, con più o meno successo, diciamolo pure. L’esempio più chiaro si trova nei Balcani occidentali.

Nel 2021, Albania, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo - la turista britannica avrebbe sicuramente voluto che accadesse tre anni prima - hanno eliminato i sovrapprezzi di roaming tra i rispettivi Paesi attraverso un accordo regionale ispirato direttamente all’esperienza europea.

Ma non è l’unico caso: nel Consiglio di cooperazione del Golfo, che riunisce Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman, sono state promosse misure per ridurre le tariffe di roaming all’interno del blocco. Non è esattamente roaming gratuito, ma è comunque molto più economico rispetto a ciò che accade fuori dalla regione.

Qualcosa di simile avviene in Africa orientale, dove Kenya, Uganda, Ruanda e Sud Sudan hanno firmato accordi per ridurre drasticamente il costo del roaming tra le loro reti mobili, con l’obiettivo di facilitare la mobilità regionale e il commercio.

Anche l’America Latina ha provato a unirsi al cambiamento. Organizzazioni come la Comunità Andina o il MERCOSUR hanno proposto iniziative per ridurre i costi del roaming regionale, anche se i progressi sono stati più limitati e disomogenei.

Se solo pochi anni fa l’Unione Europea e altre regioni sono riuscite a regolamentarlo, che cosa succede nel resto del mondo?

Il resto del mondo: dove il roaming resta un business

La regolamentazione, però, finisce dove finiscono i confini dell’UE. Ed è proprio lì che comincia il problema per i viaggiatori.

Un business che dipende dal turismo globale

Il roaming vive, in buona parte, di turismo. I numeri aiutano a capirlo: secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), nel 2025 il turismo internazionale ha superato 1,5 miliardi di viaggiatori. E ciascuno di loro portava in tasca anche un potenziale cliente del roaming. Il legame è così diretto che, quando i viaggi sono crollati durante la pandemia, i ricavi da roaming in molti mercati sono diminuiti del 20-30%.

Una piccola percentuale che muove molti soldi

E non possiamo far finta che la questione economica non giochi un ruolo importante. Secondo i dati di GSMA Intelligence, il roaming internazionale rappresenta tra il 3% e il 6% dei ricavi mobili globali.

Ti sembrano cifre basse? Dillo al turista francese che ha ricevuto una fattura da 37.737 euro per una settimana in Marocco. Forte, vero? Tieni presente che il settore delle telecomunicazioni muove più di mille miliardi di dollari all’anno: anche una piccola percentuale può trasformarsi in un affare piuttosto redditizio.

Un mercato ancora frammentato

Ma, lasciando da parte il fattore economico, c’è anche la questione normativa. Internet ha globalizzato il mondo, sì, ma le telecomunicazioni restano organizzate su scala nazionale. Ogni Paese decide che cosa fare con il proprio spettro radio, concede licenze ai suoi operatori e regola il proprio mercato.

Che cosa dovrebbe succedere per avere roaming gratuito in tutto il mondo?

Come abbiamo visto, l’Unione Europea ha potuto eliminare i sovrapprezzi di roaming perché riunisce tre condizioni piuttosto rare su scala globale:

  • un mercato unico
  • una regolamentazione comune
  • un’autorità sovranazionale, la Commissione Europea, capace di fissare regole valide per tutti

In altre parole, l’Europa funziona, almeno nelle telecomunicazioni, come un unico mercato mobile. Perché esistesse qualcosa di simile a un Roam Like At Home globale, servirebbero accordi internazionali molto più ambiziosi: regolamentazione comune, limiti alle tariffe all’ingrosso e, soprattutto, coordinamento tra operatori di Paesi diversi.

Sarebbe fantastico avere una sorta di Commissione Europea mondiale capace di mettere un limite al roaming internazionale, ma per ora lasciamo questa idea nel territorio delle utopie da viaggiatori.

I cambiamenti tecnologici che iniziano a mettere in discussione il roaming

Ciò che sta iniziando davvero a cambiare non è tanto la politica, quanto il mercato. Sempre più viaggiatori smettono di dipendere dal roaming tradizionale e scelgono soluzioni più semplici ed economiche: eSIM internazionali, operatori digitali globali, Wi-Fi pubblico o pacchetti dati.

Non è un caso. Rapporti recenti del settore delle telecomunicazioni indicano proprio l’eSIM e i fornitori globali di dati come una delle maggiori minacce al modello tradizionale del roaming, perché permettono di cambiare operatore quasi all’istante e acquistare dati senza passare dalla tariffa dell’operatore nazionale.

In poche parole, permettono di avere dati mobili all’estero senza dover giocare secondo le regole tradizionali del roaming.

La crescita del consumo di dati all’estero

Allo stesso tempo, l’uso dei dati mobili durante i viaggi continua a crescere. Nel pieno del 2026, il roaming non ruota più tanto intorno a chiamate o SMS, ma a qualcosa di molto più quotidiano: WhatsApp, mappe, social network, streaming o videochiamate.

Queste nuove soluzioni non eliminano il roaming, ma iniziano a renderlo sempre meno rilevante. Ed è forse qui che si nasconde il paradosso finale: il roaming internazionale potrebbe non sparire grazie a una grande regolamentazione globale, ma perché il mercato e gli stessi viaggiatori finalmente si trovano d’accordo su qualcosa e iniziano, poco a poco, a smettere di usarlo.

Non è tecnologia, è politica

Forse dovremmo quindi smettere di parlare del roaming come se fosse un problema tecnologico. Spoiler: non lo è.

La tecnologia che permette di usare il telefono quasi ovunque sul pianeta esiste da decenni… Quello che non esiste sempre è la volontà politica di regolare i prezzi. Il caso europeo lo dimostra bene: l’Unione Europea ha impiegato più di dieci anni per eliminare i sovrapprezzi di roaming, tra intense negoziazioni e pressioni della lobby degli operatori mobili.

Alla fine, la regola sembra piuttosto chiara: quando i mercati si integrano, il roaming scompare. Quando non lo fanno, il roaming resta un business.

Júlia S.
Júlia S.

Viaggiatrice instancabile, amante dei mercati di strada e convinta sostenitrice di una buona copertura in qualunque angolo del pianeta. Ha vissuto in Nepal, ha viaggiato da sola in fuoristrada attraverso l’Islanda e ha assaggiato piatti locali in Thailandia, Italia, Turchia, Irlanda e Sri Lanka. Viaggia sempre con una eSIM. Ha scritto di viaggi per testate come Lonely Planet. Oggi, su MyRoami, scrive i contenuti che avrebbe voluto leggere prima di ogni partenza.

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