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La stampa nell’era del post-click e dell’IA

Siamo passati dal cliccare sui siti di notizie trovati su Google e sui social media al chiedere all’IA che cosa sia successo. In un ecosistema in cui i robot raccolgono informazioni senza alcun criterio, ne inventano di nuove e i social media sono invasi da contenuti spazzatura, possiamo ancora fidarci di ciò che leggiamo?

Aggiornato: Giu 03, 2026

La nostra scelta: Holafly

Durante i nostri test sul campo, Holafly si è dimostrata eccellente sotto ogni aspetto, vediamone alcuni: per quanto riguarda la connessione, possiamo constatare che è veloce e affidabile, capace di gestire videochiamate e streaming anche in zone remote. Il procedimento d’installazione è semplice e veloce, in meno di cinque minuti ti rispondono operatori reali, quindi non solo un’assistenza chatbot, che la maggior parte degli operatori dispongono. Inoltre l’assistenza è rapidissima e competente. Holafly è una eSIM semplice, affidabile e ben supportata dai telefoni di nuova generazione - è il metodo di connessione che consigliamo per coloro che vogliono viaggiare sicuri e connessi nel 2026.

Era il 2022 e il clic la faceva da padrone. La stampa, i blog e i creator avevano già imparato le regole del gioco. I media si erano lasciati alle spalle la pubblicità in TV e sulla carta stampata, finendo per dipendere dagli algoritmi imprevedibili di Instagram e TikTok.

Su Google funzionava più o meno allo stesso modo. Cercavi “dove si può viaggiare durante la pandemia” e Google ti proponeva dieci link scelti da lui: una notizia su un Paese che aveva revocato le restrizioni, un blog di viaggi con destinazioni in cui sfuggire al virus, perfino voli pronti da prenotare. Aprivi una pagina, qualcuno guadagnava.

Era anche - e in parte lo è ancora - l’era dell’indignazione, o del “ragebait”. Perché i contenuti che circolavano di più non erano necessariamente i più utili, ma quelli che suscitavano più reazioni. Poi l’anno finì e OpenAI rese ChatGPT accessibile al grande pubblico. Un rapporto di Reuters parlava già di oltre 100 milioni di utenti mensili all’inizio del 2023.

L’esperienza si è rivelata - e continua a essere - quasi irritantemente efficiente. Non serve più aprire dieci schede, confrontare le fonti o guardare un intero video su YouTube. L’IA lo fa al posto tuo e ti consegna un riassunto in cinque secondi. La stampa online, i blog e tutti coloro che dipendevano dal clic sono entrati in crisi.

In questo nuovo scenario, in cui consumiamo informazioni filtrate dall’IA invece di consultare la notizia originale, emerge una domanda a cui non abbiamo ancora una risposta: possiamo fidarci di ciò che leggiamo?

Dove tutto sembra lecito

Secondo il rapporto annuale 2025 della Medill School of Journalism della Northwestern University, le visite ai siti web dei 100 principali quotidiani sono diminuite di oltre il 40% negli ultimi quattro anni. Le previsioni del Reuters Institute non sono più ottimistiche: nei prossimi tre anni il traffico proveniente dai motori di ricerca dovrebbe diminuire di un ulteriore 40%.

Quindi sì, quando si tratta di informarci, l’IA sta prendendo il sopravvento. Leggiamo risposte su ChatGPT e Copilot, e perfino Google è salito sul carro con i suoi riepiloghi automatici. Ma come si informa l’IA? A quanto pare, qui tutto sembra lecito. Attinge a tutte le fonti disponibili, a volte prendendosi ampie libertà con il diritto d’autore e, se non trova qualcosa, lo inventa.

Nel 2024, diversi autori e giornalisti hanno portato Anthropic in tribunale per aver utilizzato opere protette dal diritto d’autore per addestrare il suo chatbot Claude. La controversia si è conclusa con un accordo da 1,5 miliardi di dollari.

Ma non è l’unico caso. Negli Stati Uniti ci sono più di 40 cause legali che vedono contrapposte aziende di IA e titolari di diritti d’autore. E mentre la battaglia legale prosegue, migliaia di siti web lottano contro lo scrapingdei loro contenuti, ovvero contro la raccolta di informazioni utilizzate dall’IA per addestrarsi. Ma appena un bot viene bloccato, ne compare un altro.

Alla fine del 2025, la testata 404Media raccontava come alcuni siti bloccassero vecchi bot mentre altri, nuovi, continuavano a entrare dalla porta sul retro. Qualcuno, però, è riuscito a trarne vantaggio. Reddit, per esempio, ha firmato accordi con Google e OpenAI, affinché entrambe le aziende lo pagassero per utilizzare la sua piattaforma.

Ti stai chiedendo perché proprio Reddit? Perché, in un mare di contenuti, ha qualcosa che nessun altro ha: risposte vere, umane, non formule generiche.

La verità sotto attacco

L’altro fronte della sfida posta dall’IA riguarda la qualità delle informazioni. L’IA spesso “crea” dati quando non li possiede. In altre parole, allucina.

In effetti, uno studio dell’Unione europea di radiodiffusione e della BBC ha rivelato che il 45% delle risposte fornite dagli assistenti di IA contiene almeno un errore importante. Vedo due gravi conseguenze in tutto questo: si compromette la fiducia nel giornalismo e si contaminano le ricerche degli utenti.

Hai mai sentito il termine AI Slop? Il dizionario statunitense Merriam-Webster lo ha scelto come Parola dell’anno 2025. Viene usato per descrivere contenuti generati dall’IA senza valore, senza supervisione umana e senza un reale intento al di là della produzione in massa. In altre parole, è spazzatura prodotta in serie con l’IA e pubblicata sui social media.

Rientrano in questa categoria i video di gatti che lottano per salvare la propria famiglia accompagnati da miagolii musicati, oppure papa Francesco che balla l’hip hop. Questi esempi sono innocui. Altri lo sono molto meno. È il caso, per esempio, del video falso condiviso da Trump, in cui l’ex presidente Obama veniva arrestato e incarcerato e che ha suscitato grande scalpore negli Stati Uniti.

Su scala più ampia, la disinformazione è già diventata una strategia politica. Nel marzo 2025 è stata scoperta una rete legata alla Russia che inondava internet di contenuti falsi favorevoli al Cremlino, nel tentativo di influenzare le risposte di chatbot come ChatGPT, Gemini o Grok.

La cosa peggiore è che sta funzionando. Secondo NewsGuard, almeno il 33% dei principali assistenti conversazionali di IA generativa risponde alle domande degli utenti in modo favorevole a questa narrazione. Quindi anche l’IA ha i propri pregiudizi, e noi, che leggiamo lì le notizie, finiamo per assorbirli.

Il giornalismo in modalità sopravvivenza

Di fronte a tutto questo, i Paesi stanno reagendo. Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è infatti già in vigore e, tra i suoi requisiti, prevede l’obbligo per pubblicità, media e altri soggetti di informare l’utente quando sta interagendo con un’IA.

Nel frattempo, la stampa cerca di ritrovare il proprio posto in questo nuovo scenario, in cui non controlla più la porta d’accesso all’informazione. Alcuni media hanno reagito creando nuove figure professionali, come i corrispondenti specializzati in disinformazione. È il caso di Marianna Spring alla BBC. Qualche anno fa, un ruolo simile sarebbe sembrato esagerato. Oggi appare indispensabile.

Professionisti come lei, capaci di verificare le fonti, confrontare le informazioni e controllare e correggere i contenuti prodotti dall’IA, sono fondamentali in questa battaglia. E se i media vogliono continuare a esistere, o a essere credibili, non possono sottrarsi a questo sforzo.

Il paradosso è evidente: nell’era in cui abbiamo a disposizione più informazioni che mai, il valore torna a risiedere nell’essenziale. Verificare. Confrontare. Dubitare. In altre parole, fare giornalismo.

Proteggersi

L’IA ha fatto bene molte cose. Lavoriamo più velocemente, filtriamo meglio, risparmiamo tempo. La promessa è allettante. Ma a quale prezzo?

Se i video possono essere falsi, se le risposte possono essere distorte e se smettiamo di consultare le fonti originali, allora il problema non è soltanto la tecnologia. È il modo in cui la utilizziamo.

Per questo, cercare la verità è anche responsabilità nostra. Risalire alla fonte. Confrontare le informazioni. Non fermarsi alla prima risposta. In questa nuova era, in cui l’informazione viene generata, trasformata e diffusa senza ostacoli, il pensiero critico è il nostro modo per proteggerci.

Josefina León
Josefina León

Giornalista e ricercatrice cilena che vive in Spagna. Ha studiato letteratura e linguistica all’Università Cattolica e ha lavorato per diversi media e agenzie pubblicitarie. Il lavoro da remoto e il suo stile di vita in movimento l’hanno portata a testare numerose eSIM, tecnologie innovative e varie soluzioni per restare connessa ovunque. A partire da questa esperienza, condivide consigli chiari e utili sulla connettività.

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Citato in Business Insider, Tech Times e Luxury Travel Magazine
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